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Monte Bianco

Click for zoom 32859 BytesAvevo fatto un lungo viaggio verso ovest con il braccio appoggiato al finestrino della macchina. Il mese di Luglio dell’88 era stato molto caldo e me ne stavo accorgendo anch’io; il mio braccio era oramai arrostito. Poco prima dell’abitato di La Salle, uscendo da una galleria, la valle si aprì di colpo e vidi una montagna incredibile. Rimasi a bocca aperta e con il naso appiccicato al parabrezza ebbi una sorta di “sbandamento” emozionale che trasmisi anche alla macchina. Mi ritrovai così in rotta di collisione con un guard-rail tutto ammaccato che schivai non senza problemi e ripreso “l’auto-controllo” continuai deciso verso la fine della valle che segnava anche l’inizio di quella incredibile montagna che avrebbe segnato in maniera indelebile la mia vita; ma questo io, ancora non lo sapevo. Qull’incredibile montagna era il Monte Bianco. Ho avuto la fortuna di poter conoscere e assaporare in maniera profonda la bellezza del M.B. che é una montagna molto particolare ed é attorniata dalla civiltà e dall’uomo, che ai suoi piedi ha fatto sorgere molti paesini tutti, direttamente o indirettamente legati ad essa. Ho passato molti anni a consumarmi la pelle delle mani cercando di salire rosse pareti di granito solcate da bellissime fessure e consumando la suola delle scarpette sulle difficili aderenze delle innumerevoli placche. Baciato dal sole, con fascia e occhiali a specchio, provavo fessure impossibili con lo scopo di passare una giornata in mezzo alla natura e approfondire la conoscenza di me stesso. Con i miei compagni, ero unito dall’amicizia e dalla stessa passione per l’arrampicata in alta montagna. Incastrare le mani fasciate e doloranti in una fessura e salire in alto lungo linee bellissime, era quello che volevo fare di più e l’ho fatto; mi sono preso le mie soddisfazioni e ora, di quelle estati passate lassù mi rimangono dei bellissimi e profondi ricordi che però non riesco a spiegare, e di questo ne sono quasi felice. Il M.B. in fondo é rimasto per me un qualcosa di personale, ho maturato con lui un rapporto segreto fatto di momenti di difficoltà ma anche di gioie indimenticabili delle quali solo io e lui però ne conosciamo il vero significato.


Ma Dalton

Questa via é molto bella, difficile e spettacolare. Arrampicata in fessura e placca con un tetto e un diedro da "urlo".Semplicemente fantastica.
"Topo e Beta"


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Divine Providence

E’ una salita fantastica e complessa. Aperta da Patrick Gabarrou e Francois Marsigny nel 1984, questa via sale lungo una linea da sogno, solcando nel mezzo il grande scudo rosso del Pilier d’Angle (4243 mt.). Insomma una via geniale che era lì davanti a tutti ma che nessuno aveva mai osato tentare.Per affrontare questa via bisogna essere molto ben allenati e capaci di muoversi in terreno di alta montagna. L’avvicinamento é complesso e reso oggi ancora più pericoloso dopo la frana nella zona del col Moore. L’attacco della via richiede esperienza e colpo d’occhio in modo da scegliere quello giusto mentre sullo zoccolo occorre orientamento per non trovarsi in poco tempo fuori via (ci sono comunque alcune possibilità che però potrebbero rivelarsi più complicate). All’inizio delle difficoltà su roccia occorre scalare veloci ed essere abituati e non proteggersi molto. Il gran diedro e il tetto finale si possono salire in artificiale semplice (A1) mentre il resto ti obbliga ad arrampicare in libera. L’uscita dallo scudo avviene su placche inclinate non difficili ma neanche banali mentre per raggiungere la cima del Pilier d’Angle bisogna fare molta attenzione a dei canalini di ghiaccio con roccia molto instabile che bisogna salire.Il couloir de Peuterey é uno scivolo di neve e ghiaccio attorno ai 50° sul quale bisogna rimanere concentrati; sfruttando una piccola e caratteristica cornice di neve guadagnerai l’incredibile uscita sul Monte Bianco di Courmayeur perché in un attimo passerai dalla verticalità della parete alla cima perfettamente piatta e ampia della cresta di neve che in poco tempo ti porterà in cima al M. Bianco.
"Vedi la Topo"


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Flagrant Delire

Click for zoom 57716 BytesPrima ripetizione e mia prima via in artificiale. Sale al centro del Gran Capucin (3800 mt) lungo bellissime placche di granito rosso. Il mio compagno di salita e’ stato Andrea Ciola . L’abbiamo salita nel 1989 in due giorni con bivacco a meta’ e grande corsa finale su per il ghiacciaio per riuscire a prendere l’ultima funivia che ci riportava a casa con in tasca una bella soddisfazione.




Madre Terra

Click for zoom 61143 BytesE’ stata la mia prima solitaria durante la quale ho sperimentato tutti i sistemi che ho poi usato nell’altra solitaria in Yosemite di Winds of Change. Madre Terra mi ha fatto capire come reagivo da solo e come dovevo comportarmi nelle varie situazioni.
Non sono mancati i momenti di pericolo; nel primo tiro cado per piu’ di 5 metri quando un hook stacca una piccola scaglia che avevo agganciato. La scaglia in questione va a sbattere piu’ giu’ contro la mia corda e la danneggia ma io non me ne accorgo. Finisco il tiro con la corda che non avrebbe trattenuto un volo e mi calo sulla statica che avevo con me. Riparto con le jumar sulla corda danneggiata per ripulire il tiro e a circa 20 metri da terra mi accorgo di quello che era successo!!!; la corda era quasi del tutto recisa e aveva solo pochi trefoli ancora buoni; ho chiamato questo tiro “ancora vivo”.

Matteo Giglio scrive:
Ho ripetuto la prima parte della via (fino a sopra il tetto della "Bertone") insieme a Franco Spataro, circa 5/6 anni fa. Poi sono tornato nel Maggio 2002 con Pierpaolo Role per farla tutta fino in cima... e cosi' ho fatto. Io salivo da primo in artif e Pierpaolo da secondo provava a liberare. Mi sembra che il primo tiro fosse riuscito a farlo quasi tutto, cosi' come gli ultimi due pero' piu' facili e belli da scalare (nel complesso le difficolta' potrebbero essere attorno al 7A per il primo tiro e 6B/C per gli ultimi due. A mio parere e' una bella via di artificiale delicato ma non estremo, utile per impratichirsi con l'artificiale moderno certo e' che se fosse chiodata decentemente sarebbe una bella via in libera a parte il grosso tetto della via "Bertone" che si sale con le staffe..
Sul sito di Matteo c'e' il video di Madre Terra


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Straordinaria

Il pilastro dell' Eveque in Val Ferret e' una parete scoperta da Rudy Buccella il quale assieme ad amici ha chiodato una via molto bella appena a destra della mia.
Su questo pilastro troverete la roccia piu' bella del Monte Bianco!.


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